È di pochi giorni fa la notizia che Microsoft intenderebbe sviluppare una specie di "Java proprietario", con eseguibili compilati ed una Virtual Machine dotata di estensioni Win32 esterne alle specifiche Java di Sun, ed anzi con alcuni limiti rispetto alle caratteristiche del "vero" Java.
L'argomento è ovviamente caldo, immediate le reazioni di Sun e della comunità informatica internazionale: questa sarebbe l'antitesi di Java, ambiente di sviluppo multipiattaforma per eccellenza.
E noi utenti di OS/2 cosa dovremmo dire? Disponiamo del primo sistema operativo con Java "a bordo", e già questa tecnologia promettente rischia di essere annullata dall'onnipotente Sig. Gates?!
Certo, perché oggigiorno qualsiasi cosa provenga dalla casa di Richmond viene accolta entusiasticamente dal mercato. O meglio, il Sig. Gates impone al mercato qualsiasi sua creazione, e se non c'è mercato... se lo inventa. Tanto di cappello, i miliardi non piovono dal cielo!
Un solo esempio: in pochi mesi Internet Explorer, il browser Web di Microsoft, ha raggiunto una quota di mercato del 40% circa, minando la indiscutibile supremazia di Netscape (che aveva una quota di diffusione prossima all'80%).
Perché non dovrebbe quindi Microsoft riuscire anche in questo oscuro intento? Che si approvi o meno questa strategia di annullamento degli avversari, che i milioni di utenti di Internet sostengano o meno la "causa Java", in fondo chi vende è sempre Microsoft: l'ambiente di lavoro più diffuso sui PC di tutto il mondo è sempre Windows.
Ma sinceramente non sono preoccupato: me l'aspettavo.
Devo ammettere che Java non ha destato in me un grandissimo interesse, fin dall'inizio. Si tratta di una idea grandiosa, ma le implementazioni attuali sono tutte lente; l'unico tentativo esistente di realizzare un applicativo realmente portatile (non banali script per abbellire le nostre pagine Web), scritto appunto in Java da Corel, è pesante e lento. D'accordo, siamo solo agli inizi... ma se queste sono le premesse possiamo anche capire l'idea del Sig. Gates: un "Java compatibile" ma non troppo, compilato e perciò più veloce, dedicato a Windows e perciò di sicura diffusione.
Me l'aspettavo, dicevo: non do per scontato che Microsoft riesca ad imporre questo "suo" Java, ma mi aspettavo un tentativo del genere. In fondo non si tratta che dell'ennesima pedina mossa da un giocatore esperto, che sa trarre vantaggio sia dai suoi successi che dagli eventuali (rari) insuccessi.
Siamo tutti pedine sulla sua scacchiera, quindi? Dipende da noi seguire la corrente, adattarsi, o valutare con intelligenza ogni mossa.
Questo non significa che OS/2 sia il miglior sistema operativo in assoluto: valutare con intelligenza ogni mossa significa conoscere le proprie debolezze e punti di forza, prima di attaccare l'avversario. Significa leggere questo editoriale e non vederci una lode per il Sig. Gates che è tanto bravo e tanto ricco, ma piuttosto uno spunto per riflettere sull'andamento presente e futuro del mercato informatico; significa che spero in Java e credo nelle potenzialità di OS/2, ma so che OS/2 non è e non sarà (forse mai, sicuramente non presto) il sistema operativo più diffuso del mondo. Significa rileggere la politica commerciale di Big Blue, e pensare che forse non ha tutti i torti a puntare meno sul mercato home: perché la vera forza di OS/2 risiede nella sua capacità di connessione, in un'era in cui il networking e l'internetworking sono presente e futuro. Significa probabilmente combattere ad armi pari con Windows NT, sistema operativo di rete, piuttosto che con Windows 95.
Ripeto, OS/2 non è il migliore sistema operativo in assoluto: è il migliore in molti casi, ma non sempre e non per tutti.
Dalla sua ha sicuramente una schiera di utenti consci della sua solidità, ed è nella loro intelligenza (nella vostra intelligenza) che confido, perché sappiano imporsi al momento e nel luogo opportuno, perché sappiano proporsi e proporre OS/2 senza condurre una "Guerra Santa".
Il Sig. Gates è un abile giocatore di scacchi, e va affrontato a mente lucida: sta a noi dimostrare che il mondo informatico non è una piatta scacchiera, e che non muore oggi.